Termovalorizzazione (processo di)
Il processo ha inizio con il conferimento in impianto del combustibile, preventivamente sottoposto a controllo radiometrico per la rilevazione di eventuali tracce di isotopi radioattivi presenti nei rifiuti conferiti, bloccando in tal modo l’ingresso di eventuali carichi non conformi e garantendo la corretta gestione di eventuali carichi contaminati. Il combustibile è sottoposto a controllo visivo da parte di personale incaricato, quindi analizzato a campione presso il laboratorio interno. Prima della termovalorizzazione vera e propria il combustibile viene “miscelato” per garantirne omogeneità e costanza di composizione, condizione necessaria per ottimizzare la conduzione e la regolazione dell’impianto, poi indirizzato al forno tramite un nastro. La camera di combustione è alimentata da una macchina che distribuisce il combustibile mediante griglie mobili, raffreddate ad acqua e ad aria e le scorie della combustione vengono raccolte in un estrattore a piastre. La combustione del rifiuto produce energia termica che viene trasferita a una massa di acqua per generare vapore destinato ad alimentare un turbogruppo collegato a un generatore di potenza elettrica. L’impianto di termovalorizzazione non produce reflui liquidi industriali e, di conseguenza, non determina alcun rischio di contaminazione del suolo o delle falde, produce invece cascami solidi (ceneri e scorie) in misura complessiva pari al 19% del combustibile primario. Per quanto riguarda le emissioni gassose, gli impianti sono dotati di tecnologie di trattamento e disinquinamento dei fumi particolarmente efficaci ed avanzate. Un sistema di raccolta e trasporto dei residui solidi prodotti dal trattamento fumi convoglia tutte le ceneri in silos di stoccaggio per il successivo smaltimento. Si utilizza un processo specifico per la riduzione degli ossidi di azoto e un ventilatore assicura la veicolazione dei fumi di combustione fino al loro scarico sicuro in atmosfera, mediante un camino alto 50 metri.
Testo Unico ambientale
Approvato con Dlgs n°152 nel 2006. Con i suoi 318 articoli e 45 allegati, il decreto legislativo sostituisce la legislazione quadro, vigente in materia di rifiuti e bonifica dei siti contaminati, difesa del suolo e lotta alla desertificazione, tutela delle acque dall'inquinamento e gestione delle risorse idriche, tutela dell'aria e riduzione delle emissioni in atmosfera e, infine, di misure risarcitorie per i danni all'ambiente.
Trattamento primario (delle acque reflue)
Permette la rimozione di buona parte dei solidi sospesi sedimentabili per decantazione meccanica nei bacini di sedimentazione, con o senza uso di sostanze chimiche (flocculanti).
Trattamento secondario
E’ un processo di ossidazione biologica della sostanza organica biodegradabile sospesa e disciolta nelle acque di scarico, mediante l’impiego di batteri aerobi.
Trattamento terziario
Consente la rimozione delle sostanze non eliminate completamente con i trattamenti precedenti, quali microrganismi, sali nutritivi, sostanze organiche mediante nitrificazione-denitrificazione, precipitazione del fosforo, clorazione e altri trattamenti chimico-fisici.