Le Fontane

Acea e le fontane

L’acqua è una risorsa preziosa e bisogna averne molta cura. Aprire il rubinetto  e veder scorrere l’acqua è una cosa normalissima per noi, ma non tutti sanno quanto lavoro, quante attenzioni devono essere messe in campo perché un gesto così semplice accada ogni giorno. Acea si occupa proprio di questo. Tutti sappiamo che cos’è l’acqua e quanto sia indispensabile alla vita. Le fontane, ad esempio, migliorano la qualità dell’ambiente.

Acea si prende cura di 9 fontane monumentali, tutte dotate di sistema di ricircolo e trattamento delle acque.

Roma, Regina delle Acque

Fin dall’antichità Roma era conosciuta come Regina Aquarum, la regina delle acque, e le fontane, oltre a essere luoghi di divertimento e abbellimento, rappresentavano una vera e propria mostra dell’eccezionale disponibilità d’acqua, che accresceva ancora di più la magnificenza e la potenza della città.

Dionigi d’Alicarnasso scriveva nel primo secolo a.C., ai tempi di Augusto: “Mi sembra che la grandezza dell’Impero Romano si riveli mirabilmente in tre cose, gli acquedotti, le strade, le fognature”. La storia dell’acqua trasportata attraverso le condotte ha inizio nel 312 a.C. quando, grazie a Appio Claudio Cieco, giunse a Roma alle falde dell’Aventino la prima acqua attraverso un condotto artificiale lungo più di 16 chilometri.  Un vero e proprio fiume di acqua arrivava a Roma in Età Imperiale e la gestione era allora nelle mani dei “curatores aquarum”, che divennero nel tempo i cosiddetti  “presidenti degli acquedotti urbani”. Dagli anni Trenta (1937)  è Acea a gestire il servizio idrico nella città di Roma.  Gli antichi romani consideravano l’acqua - gli acquedotti, le fontane e le terme - simboli di civiltà e di progresso. Ancora oggi Roma è ricca di fontane e fontanelle. Alcune sono semplici vaschette, altre sono grandi fontane. Questi magnifici monumenti, costruiti nel corso dei secoli, celebrano il trionfo dell’acqua. In tutta la città se ne contano più di 1.500. La maggior parte si trova nel centro storico, alcune fontane  sono “nascoste” nei cortili dei palazzi e nei giardini delle ville. Roma è famosa anche per i suoi “Nasoni”, le caratteristiche fontanella in ghisa, oltre 2.500 diffuse in tutta la città. 

Che cos’è la fontana Mostra

Nei secoli scorsi si usava far finire gli acquedotti che portavano l’acqua a Roma con una fontana davvero speciale. La fontana “mostra” era una vera e propria fonte, dove era possibile bere o prendere l’acqua, ma anche un monumento, una scultura per  rendere più bella una piazza o una strada e per mostrare il potere e la ricchezza di chi, un papa, un nobile, aveva fatto costruire l’incredibile opera artistica.  

È certamente la più famosa e scenografica tra le fontane di Roma. Un’opera grandiosa che rappresenta la Mostra dell’Acqua Vergine. Papa Clemente XII (1730-1740) chiamò i migliori artisti dell’epoca e tra i bozzetti inviati venne scelto quello del romano Nicola Salvi, di ispirazione berniniana. La fontana copre il lato minore di Palazzo Poli per 20 metri di larghezza e 26 di altezza. Attualmente l’acquedotto dell’Acqua Vergine (nota: vecchio Acquedotto Vergine, acqua non potabile) viene utilizzato per il riempimento della vasca della fontana, circa 200 mc. Mediante un impianto di ricircolo con l’ausilio di 2 pompe (l’una di riserva all’altra) da 150 litri/secondo di portata  alimenta i giochi d’acqua. Un impianto di trattamento dell’ acqua composto da una linea di addolcimento a resine e una a osmosi inversa fa sì che la parte monumentale venga conservata e non aggredita dagli elementi minerali (nota: il 4 novembre 2015 c’è stata l’inaugurazione del restauro – Fendi – della fontana. Acea per l’occasione ha rinnovato l'impianto di illuminazione artistica della fontana – 100 led - e della piazza e riqualificato gli impianti di ricircolo, trattamento e distribuzione delle acque, incluse le tubazioni in piombo dei giochi d’acqua). 

Commissionato da Papa Paolo V, Borghese, all’inizio del 1600 a Giovanni Fontana, il Fontanone del Gianicolo costituisce la Mostra dell’Acqua Paola, antica Traiana, proveniente dal Lago di Bracciano. Originariamente il Fontanone non aveva alla base la grande vasca ma solamente 5 piccole conche per altrettante bocche d’acqua, l’ampia e magnifica vasca di marmo bianco venne aggiunta nel 1690. 

Fu realizzata in travertino da Gian Lorenzo Bernini nel 1643 per ornare la piazza antistante la facciata del sontuoso palazzo di Papa Urbano VIII. Alimentata dall’Acqua Felice, è formata da un intreccio di quattro delfini che sorreggono una grande conchiglia con, al centro, il busto di un colossale tritone nell’atto di soffiare in una buccina (conchiglia usata come tromba). 

Si trova al centro di piazza della Repubblica ed è considerata la più bella tra le fontane moderne di Roma. Rappresenta la Mostra definitiva dell’Acqua Marcia, in sostituzione di quella provvisoria realizzata nell’allora piazza Termini (nota: a un centinaio di metri di distanza) e inaugurata nel settembre 1870. Fu costruita nel 1888 su progetto dell’ingegnere Alessandro Guerrieri, arricchita nel 1901 dallo scultore Mario Rutelli. 

È la Mostra dell’Acqua Felice, così detta in onore di Papa Sisto V, Felice Peretti, ideatore dell’imponente costruzione dell’ Acquedotto Felice. Costruita tutta in travertino, venne inaugurata nel 1587. L’architetto fu Domenico Fontana. Nella nicchia centrale è raffigurato Mosè: la scultura molto criticata, risulta tozza, grottesca  e sproporzionata. 

La Fontana dei Fiumi fu realizzata nel 1651 da Gian Lorenzo Bernini per iniziativa del pontefice Innocenzo X, Phamphilj. Al centro si erge un obelisco proveniente dal circo di Massenzio sull’Appia Antica.  I fiumi sono il Gange (simbolo dell’Asia), il Nilo (Africa), il Danubio (Europa) e il Rio de la Palta (America).

La Fontana del Moro fu realizzata nel 1574 da Giacomo della Porta e rinnovata dal Bernini nel 1653. Il nome di “Moro”  lo affibbiarono i romani alla statua che si erge al centro perché in essa ravvisarono tratti somatici africani: è invece un imponente Tritone.

La Fontana del Nettuno, detta anche dei Calderari, perché nella zona circostante operavano numerosi artigiani che realizzavano oggetti in rame, fu anch’essa realizzata nel 1574 da Giacomo della Porta.

Prima della realizzazione da parte di Acea di un impianto di ricircolo e trattamento tutte le fontane di piazza Navona erano alimentate dall’Acquedotto Traiano-Paolo.

È un vero e proprio gioiello del tardo Rinascimento. Fu realizzata con marmi pregiati africani su progetto originario (1581) di Giacomo della Porta. Ma anche il Bernini mise mano alla fontana, aggiungendo nel 1658 alcune figure. Le 4 tartarughe presenti sulla fontana sono semplici copie, le originali in bronzo sono state rimosse e custodite nei Musei Capitolini, a causa dei continui furti e per fortuna ritrovamenti. La fontana è dotata di impianto di ricircolo e trattamento.  

Le case dell'acqua di Acea arrivano a Roma e provincia