Export agroalimentare in Italia: tra innovazione digital e sfide per il 2021

Nel 2020, nonostante l’emergenza sanitaria Covid-19, il settore agroalimentare italiano ha registrato una buona crescita, specialmente nel campo dell’esportazione. Secondo le elaborazioni dell’Istituto di Servizi per il Mercato Agricolo Alimentare (ISMEA) su dati Istat,  nel 2020 l’export nazionale di prodotti agroalimentari si è mantenuto in terreno positivo crescendo dell’1,7% sul 2019 e oltrepassando la soglia di 46 miliardi di euro, rappresentando così l’11% dell’export complessivo italiano di beni e servizi.

I comparti produttivi che hanno registrato una crescita più decisa sono quelli relativi ai cereali, riso e derivati, agli ortaggi freschi e trasformati e alla frutta fresca e trasformata. Anche latte e derivati hanno registrato un aumento ma meno sensibile. Il vino, solitamente sempre in testa alla classifica dell’export italiano, ha fatto invece segnare un piccolo calo.

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Dove viene esportato l’agroalimentare italiano

Quali sono i principali paesi che ricevono i nostri prodotti del settore agroalimentare? Tutte le nazioni dell’Unione Europea hanno osservato una crescita dell’import agroalimentare italiano su base annua nel 2020. Il primo paese ad accogliere i nostri prodotti agroalimentari è la Germania, dove da gennaio a giugno 2020, il volume di affari ha raggiunto i 3,8 miliardi di euro, con aumento del 6,6% su base annua. 6,1% è invece la crescita delle esportazioni verso la Polonia. Nonostante l’UE sia il principale mercato per i nostri prodotti agroalimentari, anche gli stati al di fuori dall’Unione Europea hanno evidenziato una buona crescita. Ucraina (+56,2%), Giappone (+17,3%), Canada (+13,7%) e Cina (+13,3%) hanno invece riportato un aumento significativo. Seguono più lentamente gli Stati Uniti d’America.

Export agroalimentare in Italia

Export agroalimentare 2021: le fiere del 2021

Nonostante le difficoltà del contesto, il settore non si ferma e trova nell’organizzazione di fiere ed eventi specializzati una delle risposte più efficaci alle sfide post-pandemia. Dal 31 agosto al 3 settembre si terrà la ventesima edizione di Cibus 2021 a Parma che quest’anno prevede la partecipazione di circa 3000 aziende italiane in esposizione. Si tratta del Salone Internazionale dell’Alimentazione, dedicato alla ripartenza del settore agroalimentare. L’edizione 2020 era stata cancellata a causa dell’emergenza sanitaria, ma nel 2021 l’industria è pronta a mettere in mostra tutti i nuovi prodotti. Sia per il consumo interno che per l’export: olio, prodotti da forno, surgelati, prodotti locali e beverage. Per l’occasione si attende un notevole afflusso di buyer provenienti da tutto il mondo. Per loro è stato previsto un budget record per favorirne il viaggio e la permanenza in Italia durante il periodo della fiera. Cibus 2021 sarà anche l’occasione per analizzare i cambiamenti nei consumi, nella produzione e nell’export del settore agroalimentare.

La fiera parmense sarà seguita da TuttoFood 2021, in programma dal 22 al 26 ottobre presso la Fiera Milano. Anche durante questo appuntamento sarà cruciale l’incontro tra le aziende espositrici e i buyer internazionali. L’obiettivo della fiera è presentare le eccellenze del Belpaese, ragionando anche in termini di novità e networking di settore. Le regioni più attive nel settore dell’export agroalimentare sono: Emilia Romagna (oltre 4 miliardi di euro nel primo semestre 2020), Veneto e Lombardia (3,43 e 3,42 miliardi di euro), Piemonte (3 miliardi), Campania (2 miliardi), Toscana (1,26 miliardi) e Trentino Alto-Adige con 1,16 miliardi.

Export agroalimentare in Italia

Export agroalimentare 2021: la sfida della sostenibilità ambientale

Uno dei principali obiettivi del 2021, nel settore agroalimentare, è sicuramente quello di assicurare scelte sempre più in linea con le politiche di sostenibilità. Un impegno che viene richiesto non solo dai governi e dalle istituzioni, ma anche dagli stessi consumatori. Si inizia a privilegiare una filiera green e zero waste: dal packaging alla produzione, dai fornitori allo smaltimento dei rifiuti, la sostenibilità sarà sempre più un criterio di scelta da parte di acquirenti e consumatori. Uno degli indicatori principali di un modello aziendale sostenibile è l’adozione delle certificazioni ambientali d’impresa. Le certificazioni ambientali sono attestati nei quali viene certificato l’impegno di una azienda nel rispetto dell’ambiente, del territorio e la salvaguardia degli ecosistemi. Inoltre è fondamentale garantire ai consumatori che l’energia consumata per le attività produttiva provenga da fonti sostenibili e pulite: in tal senso è importante scegliere fornitori come Acea Energia, che oltre a tariffe vantaggiose, offrono energia proveniente da impianti a fonti rinnovabili.  

Il made in Italy si propone quindi come sfida per il futuro il ritorno più rapido possibile alla normalità. Se la valorizzazione assoluta delle eccellenze alimentari avviene attraverso i ristoranti, l’export agroalimentare troverà una nuova frontiera negli ambienti domestici. Oggi più che mai, infatti, le famiglie europee si sono ritrovate ad apprezzare maggiormente la qualità dei prodotti nostrani.

 

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