Riscaldamento centralizzato o autonomo: quale conviene?

In autunno e in inverno, la voce di spesa del riscaldamento è una delle più consistenti. Il calore di casa, però, è un comfort al quale difficilmente possiamo rinunciare. Alcune abitazioni sono naturalmente più calde di altre, per esempio quelle esposte a sud e con grosse vetrate, ma in generale dalla metà dell’autunno i riscaldamenti nelle abitazioni italiane iniziano ad accendersi. Un consumo così importante non comporta solo una spesa economica di un certo rilievo, ma anche l’eventualità di un consumo energetico da limitare. Per questo è opportuno identificare il tipo di riscaldamento più adatto alla propria abitazione: riscaldamento centralizzato o riscaldamento autonomo? È poi possibile fare il distacco dal riscaldamento centralizzato? Ne parliamo in questo articolo.

Riscaldamento autonomo e centralizzato: differenza

La principale differenza tra riscaldamento autonomo e centralizzato è che sul primo possiamo avere totale controllo e libertà di consumo, mentre il secondo è solitamente il tipico riscaldamento condominiale che garantisce alcuni vantaggi, ma anche diverse restrizioni, motivo per cui molte persone vogliono capire come staccarsi dal riscaldamento centralizzato.

Quindi, riscaldamento autonomo o centralizzato? Se parliamo di riscaldamento con caldaia la differenza da considerare è se la caldaia è all’interno dell’appartamento e indipendente o se è comune a più condomini. Prendiamo in esame le diverse tipologie.

Riscaldamento centralizzato

Prima di affrontare le differenze e il tema del distacco dal riscaldamento centralizzato del condominio,  capiamo  cos'è e come funziona il riscaldamento centralizzato. L’impianto di riscaldamento è ancora piuttosto diffuso in molti condomini in Italia. In questo caso una caldaia centrale è comune a più condomini, che vengono forniti di acqua calda grazie a un sistema di tubature.

Il principale aspetto positivo del riscaldamento centralizzato consiste nel vantaggio energetico superiore rispetto alla somma delle eventuali caldaie autonome: in sostanza è preferibile, dal punto di vista del consumo energetico, una caldaia unica e più grande rispetto a tante piccole. Il consumo totale di gas metano necessario a riscaldare tutte le abitazioni è quindi inferiore.

Riscaldamento centralizzato: regole

Il riscaldamento centralizzato, in quanto comune a più unità abitative, porta con sé alcune regole condominiali e delle precise regolamentazioni imposte dalla legge.

La prima regola è decisa a livello nazionale e determina la data di accensione dei termosifoni dei condomini italiani. La legge n. 10 del 09/01/1991 suddivide l’Italia in sei regioni, assegnando a ogni zona, contraddistinta da una lettera, le relative date di accensione e di spegnimento. Queste zone tengono ovviamente conto delle condizioni climatiche delle regioni italiane, anche al fine di evitare sprechi energetici sul territorio nazionale:

  • Le zone più calde sono la A, la B e la C, che comprendono i comuni dell’Italia meridionale. Ad esempio, tra questi possiamo citare le province di Agrigento, Lampedusa, Porto Empedocle, Catania, Crotone, Brindisi, Benevento, Cagliari, Lecce, Napoli, Taranto, Palermo e Reggio Calabria. Nelle zone A e B si può accendere il riscaldamento centralizzato solo a partire dal 1 dicembre, mentre nella C dal 15 novembre.
  • Le zone D e E sono quelle dell’Italia centrale e settentrionale, come i comuni e le province di Genova, La Spezia, Ancona, Firenze, Lucca, Roma, Chieti e Pescara. Le fasce climatiche D ed E prevedono rispettivamente l'accensione al 1 novembre e al 15 ottobre
  • La zona F, infine, è quella in cui rientrano le provincie di Belluno, di Cuneo e di Trento e gode di una regolamentazione a parte, in quanto in questa fascia climatica non sono previste limitazioni all’utilizzo degli impianti di riscaldamento.

 È invece il condominio a determinare la ripartizione delle spese del riscaldamento centralizzato. Tali spese, a volte, sono talmente esose da indurre i condomini a staccarsi dal riscaldamento condominiale.

Riscaldamento centralizzato

Ripartizione delle spese di riscaldamento centralizzato

A differenza dell’impianto di riscaldamento autonomo, il riscaldamento centralizzato non può essere adattato alle specifiche esigenze di ognuno e non esiste una quota fissa del riscaldamento centralizzato. Fino a qualche anno fa, le spese venivano infatti ripartite a livello condominiale sulla base della capacità di consumo, come per esempio la metratura diversa di ogni appartamento. Questo problema spinoso è stato però superato nel 2017 con l’inserimento dell’obbligo delle valvole termostatiche.

Il riscaldamento centralizzato contabilizzato rappresenta quindi un passo in avanti nella gestione delle spese ordinarie. Come funziona? La spesa del riscaldamento viene divisa in due tipi di costo: costo fisso indipendente, che riguarda spese di natura straordinaria o di manutenzione periodica, e costo variabile volontario, dipendente dal consumo dell’appartamento sulla base del reale utilizzo registrato dalle valvole. Il riscaldamento centralizzato con contacalorie diventa quindi una possibilità garantita dalla legge per pagare in base al proprio consumo effettivo.

In ogni caso, anche laddove non siano ancora presenti le valvole termostatiche, tutti i condomini, inclusi coloro che hanno effettuato il distacco, sono tenuti a partecipare alle spese di manutenzione straordinaria (come per esempio riparazioni straordinarie, sostituzione della caldaia e così via).

Distacco riscaldamento centralizzato ultimo piano

E se si abita all’ultimo piano e si intende installare un impianto autonomo di riscaldamento? L’articolo 1118 c.c. prevede il distacco dal riscaldamento centralizzato per l’ultimo piano, specificando che il condomino può rinunciare all'utilizzo dell'impianto centralizzato di riscaldamento o di condizionamento, se dal suo distacco non derivano notevoli squilibri di funzionamento o aggravi di spesa per gli altri condomini.

Riscaldamento centralizzato: orari

Le già citate zone regolamentate dalla legge n. 10 del 09/01/1991 indicano le ore di accensione giornaliera totale di ogni area, ma non fanno menzione di orari precisi. Le ore precise di accensione e spegnimento dei termosifoni, ogni giorno, sono definite dall’assemblea condominiale. Un’altra regola ben precisa riguarda la temperatura concessa a livello condominiale. Nelle abitazioni private il massimo è fissato fino ai 20 gradi.

Riscaldamento autonomo

Per valutare se è meglio il riscaldamento centralizzato o autonomo, parliamo ora di questa seconda tipologia. L’impianto autonomo ha sicuramente il vantaggio di essere indipendente: consente infatti di non rendere conto a nessuno e poter accendere o spegnere i termosifoni al bisogno. Le regole a livello nazionale rimangono valide in ogni caso, ma è possibile che ci siano case più calde dove il riscaldamento non sia quasi necessario in alcuni periodi, e case più fredde dove magari si preferisce accendere il termosifone in orari “insoliti”, magari a causa degli orari di lavoro di chi abita la casa.

Riscaldamento autonomo costi

I vantaggi di essere autonomi sono inconfutabili. Di contro, però, bisogna dire che in questo caso qualsiasi tipo di costo di manutenzione (ordinaria e straordinaria) ricade in proporzione maggiori sulla singola unità abitativa. Non si tratta solo di pagare l’utilizzo di gas metano sulle base dei propri consumi, ma anche tutti i costi accessori ad esso collegato. La caldaia necessita per legge di una manutenzione ordinaria molto attenta e del pagamento del bollino, che include infatti l’analisi dei fumi di scarico e il corretto funzionamento dell’impianto.

Distacco dal riscaldamento centralizzato

Per chi ha deciso di accollarsi le spese del riscaldamento autonomo, è possibile considerare l’opzione del distacco dal riscaldamento centralizzato. Ma cosa comporta questa operazione e da quali norme è regolata?

 

Distacco riscaldamento centralizzato nuove norme

Le nuove norme rendono possibile il distaccamento dall’impianto di riscaldamento centralizzato. L’operazione è regolamentata dalla legge 220/2012.

Il distacco è possibile se il resto del condominio è d’accordo.

E se gli altri condomini non vogliono? Anche in caso di esito negativo è possibile procedere al distaccamento, tramite perizia. Questa valuterà se il distacco possa provocare danni collaterali o negli impianti. Ad esempio, un aumento nei costi di gestione o un peggioramento dell’equilibrio termico dell’intero palazzo.

Il perito incaricato redigerà una documentazione (che dovrà ovviamente attestare la mancanza di tali danni) da presentare all’amministratore e all’assemblea condominiale. A questo punto, a meno che il condominio non presenti un’ulteriore perizia per controbattere, il distacco è operativo.

Nonostante gli ovvi vantaggi che si hanno nel rimanere indipendenti, però, bisogna considerare che le spese straordinarie di manutenzione rimangono a carico di tutti i condomini, inclusi coloro che hanno effettuato il distaccamento dal riscaldamento centralizzato.

Riscaldamento e risparmio in bolletta

Effettuare una scelta tra riscaldamento autonomo e centralizzato, valutare pro e contro dell’impianto centralizzato di riscaldamento e capire come effettuare la ripartizione delle spese condominiali del riscaldamento centralizzato, sono i primi passi per risparmiare in bolletta. Fatto ciò, non resta che associare queste decisioni alla scelta del fornitore migliore che permetta di individuare una tariffa adatta alle proprie esigenze.

La varietà delle offerte Luce e Gas di Acea Energia, ad esempio, consente ad ogni cliente di scegliere una tariffa adeguata alle proprie abitudini di consumo, con una conseguente garanzia di risparmio. Scopri subito le tariffe Luce e Gas di Acea Energia e dai un taglio netto alle spese inutili.

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