Normativa ambientale in Italia: quali sono le leggi in vigore e gli enti preposti

Lo sviluppo è un obiettivo che istituzioni, aziende e cittadini possono percorrere, a condizione di conoscerne alcune caratteristiche fondamentali. Le risorse naturali non sono illimitate e il loro sfruttamento deve essere controllato e contenuto il più possibile. Lo sviluppo deve dunque essere sostenibile e  tenere conto dell’ambiente. Per farlo deve prefiggersi come obiettivi il risparmio delle risorse idriche ed energetiche e la riduzione dell’inquinamento. Tutelare l’ambiente è, dunque, un interesse comune. Un privato può dare il proprio contributo quotidiano con una vita sostenibile riducendo i consumi, limitando il ricorso alla plastica o vivendo in un ecovillaggio. Vediamo invece quali sono le normative ambientali presenti in Italia e la relativa legislazione.

Tutela dell’ambiente in Italia: chi se ne occupa

Il testo unico delle norme in materia ambientale e di gestione dei rifiuti in Italia è una legge della Repubblica Italiana emanata tramite il d.lgs. 3 aprile 2006, n.152. In Italia esistono tuttavia diversi enti che si fanno carico delle normative ambientali. Nello specifico si tratta di:
 

  • Ministero dell’Ambiente e della tutela del territorio e del mare;
  • ISPRA (Istituto superiore per la protezione e la Ricerca Ambientale): istituito nel 2008, a seguito della fusione dell’APAT (Agenzia per la Protezione dell’Ambiente e per i servizi Tecnici) con altri istituti (ICRAM per il mare e INFS per la fauna selvatica), svolge funzioni tecniche e scientifiche. Queste funzioni sono sia a supporto del Ministero dell’Ambiente, sia in via diretta, mediante attività di monitoraggio, valutazione, controllo, ispezione e gestione dell’informazione ambientale;

SINA (Sistema Informativo Nazionale Ambientale): svolge azioni di monitoraggio e controllo ambientale, secondo lo schema MDIAR (acronimi di Monitoraggio dei Dati - Informazione - Analisi/Valutazione – Reporting), raccogliendo dati e informazioni utili a descrivere e comprendere i fenomeni ambientali. Si propone l’obiettivo di fornire supporto all’azione di governo in tema ambientale. La rete SINA ha un’ulteriore ramificazione al suo interno:
 

  • PFR (Punti Focali Regionali): fungono da riferimenti territoriali della rete dove vengono raccolti dati e informazioni regionali di interesse del SINA;
  • IPR (Istituzioni Principali di Riferimento): centri che contribuiscono alla realizzazione delle regole della base conoscitiva ambientale;
  • ARPA/APPA (Sistema delle Agenzie Ambientali): sono organizzati in Centri Tematici Nazionali e Tavoli Tecnici Interagenziali. Hanno il compito di fornire supporto tecnico e scientifico con riferimento a determinate tematiche ambientali.
Normativa ambientale in Italia

Costituzione e ambiente

Il rapporto ambiente-Costituzione è disciplinato dall’articolo 9, secondo cui “la Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica”. Inoltre “tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione”. Lo Stato si impegna, dunque, a proteggere le bellezze naturali del paese e gli edifici di carattere artistico e storico. La distruzione delle bellezze naturali è inoltre punita dal Codice penale. L’articolo 9 si presenta come principio fondamentale per riconoscere del diritto a godere di un ambiente salubre. In tal senso si dirigono anche le sentenze n.210 e 641 della Corte di Cassazione che, nel 1987, hanno chiarito come l’ambiente sia “un bene giuridico riconosciuto e tutelato da norme”. La protezione dell’ambiente, ha stabilito la Corte, è un “diritto fondamentale della persona umana e un valore costituzionale primario” che si affianca a quello della salute individuale e collettiva.

Quali sono le leggi sull’ambiente in Italia

Dopo aver detto della relazione tutela ambiente-Costituzione, vediamo nel dettaglio quali sono le leggi ambientali italiane, e la normativa ambientale vigente. A precedere il testo unico, varato nel 2006, sono state una serie di leggi che hanno disciplinato la normativa in materia ambientale. Ecco un rapido excursus.

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Legge antismog

Antesignana delle norme ambientali è stata la cosiddetta “legge antismog”, relativa all’inquinamento atmosferico. Varata ormai oltre mezzo secolo fa, questa disposizione ha disciplinato:
 

  • Emissioni degli autoveicoli;
  • Emissioni degli impianti industriali;
  • Impianti di riscaldamento domestico.

Tuttavia sono risultate diverse le lacune normative. Un vuoto che ha riguardato soprattutto gli impianti industriali: all’epoca non furono infatti previste sanzioni per chi violasse le regole.

Legge Merli

Risale a 10 anni più tardi l’approvazione della Legge Merli. La legge n.319 10 maggio 1976 riguardava la tutela delle acque. La disposizione conteneva in maniera dettagliata le sostanze ritenute inquinanti, definendo dei limiti al loro scarico nelle acque e alla loro concentrazione. Per definire la ripartizione degli scarichi si è fatto riferimento alla loro provenienza. Inoltre è stato disposto che lo scarico effettuato senza autorizzazione fosse soggetto a sanzione penale.

Anche in questo caso, tuttavia, ci si trovò a fare i conti con un vuoto normativo. La difficoltà maggiore risiedeva nella definizione legislativa di “scarico”. Per meglio definirla venne recepita la direttiva europea 80/778 CEE, riguardante la qualità delle acque destinate al consumo umano.

Legge Galli

Soltanto attraverso la legge 36/1994 (Legge Galli) è stato però avviato un vero processo di organizzazione di quanto istituito con la Legge Merli. Con la sua istituzione si è infatti proceduto all’identificazione di ambiti territoriali ottimali (ATO), all’interno dei quali giungere a una gestione unitaria e integrata del ciclo idrico. Con tale definizione si è inteso l’insieme di captazione, adduzione e distribuzione di acqua ad usi civili.

Legge Galasso

La legge 4 agosto 1985 n. 431, nota come Legge Galasso, ha introdotto invece una serie di tutele sui beni paesaggistici e ambientali. Le bellezze naturalistiche sono state classificate in base alle loro caratteristiche peculiari, suddividendole per classi morfologiche. Sono stati così posti vincoli all’edificazione, obblighi di tutela del territorio a carico delle Regioni e diritti d’uso gratuiti spettanti agli appartenenti a una stessa comunità. Rientrano tra questi diritti quelli di utilizzare i frutti di un bosco, fare legna o godere di un pascolo. La legge Galasso è stata successivamente integrata, nel 2004, nel codice dei beni culturali e del paesaggio.

Codice dei beni culturali e del paesaggio

Noto anche come Codice Urbani, il decreto legislativo n. 42 del 22 gennaio 2004 regola la tutela dei beni culturali e paesaggistici italiani. Vengono definiti come beni culturali le cose immobili di interesse artistico, storico, archeologico o etnoantropologico. Sotto la stessa definizione rientrano anche i ben architettonici, le raccolte di istituzioni culturali, i beni naturalistici, le carte geografiche e il materiale fotografico e audiovisivo. Inoltre, proprio a tutela dell’ambiente, vengono considerati di interesse culturale anche i beni immateriali e quelli paesaggistici.

Normativa ambientale in Italia

Testo unico in materia ambientale

L’istituzione del Ministero dell’Ambiente, avvenuto nel 1986, è stata accompagnata dalla legge istitutiva con tre principi fondamentali. Venne stabilito che un danno arrecato all’ambiente colpisce l’intera collettività, per cui Stato ed enti pubblici hanno l’obbligo di imporre il risarcimento all’inquinatore. A ogni cittadino e alle associazioni ambientaliste spetta il diritto di denunciare gli atti che danneggiano l’ambiente. Inoltre ogni opera pubblica può essere permessa soltanto dopo aver valutato il suo impatto ambientale.

Come già accennato, il testo unico in materia ambientale è una legge che contiene norme in materia di tutela ambientale e gestione dei rifiuti. In origine era composto da sei parti: disposizioni generali, VIA, VAS, IPPC, acque e difesa del suolo, rifiuti e bonifiche, emissioni in atmosfera, danno ambientali. Negli anni il testo ha subito diverse modifiche e sono state aggiunte due parti: le disposizioni per particolari installazioni e la disciplina sanzionatoria degli illeciti amministrativi e penali in materia di tutela ambientale.

Il testo era composto inizialmente da 5 parti, 318 articoli e 45 allegati. Nella prima parte sono contenute le disposizioni comuni e i principi generali. Nella seconda le procedure per la valutazione ambientale strategica (VAS), per la valutazione d’impatto ambientale (VIA) e per l’autorizzazione ambientale integrata (IPPC). Nella terza parte sono contenute le norme in materia di difesa del suolo e lotta alla desertificazione, di tutela delle acque dall’inquinamento e di gestione delle risorse idriche. La quarta parte contiene le norme in materia di gestione dei rifiuti e di bonifica dei siti contaminati. La quinta parte include le norme in materia di tutela dell’aria e di riduzione delle emissioni in atmosfera. In seguito sono state aggiunte sezioni sulle disposizioni per particolari installazioni, le norme in materia di tutela risarcitoria contro i danni all’ambiente e le sanzioni per gli illeciti amministrativi e penali in materia di tutela ambientale.  

Tutela dell’ambiente: la sostenibilità quotidiana

Se industrie, imprenditori e grandi aziende devono far riferimento alle leggi sopracitate per assicurarsi che le loro attività produttive non rechino danni all’ambiente, cosa può fare il singolo consumatore per ridurre il proprio impatto in termini di sostenibilità? In questo senso le scelte quotidiane sono fondamentali: dalla corretta attuazione della raccolta differenziata a privilegiare la mobilità sostenibile, da acquisti plastic free a scelte di tariffe per l’energia che provengano da fornitori che mettono a disposizione offerte luce e gas con impatto zero sull’ambiente, come Acea Energia, ogni decisione può attivamente incidere sull’impronta ambientale di ognuno.

 

 

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