Vertical farm: cos’è e come funziona la nuova frontiera dell’agricoltura

La transizione verso la sostenibilità passa attraverso il vertical farming. L’agricoltura, infatti, contribuisce al cambiamento climatico e, al contempo, ne subisce gli effetti. Ogni fase che precede l’arrivo sulle nostre tavole dei cibi consumati quotidianamente registra il rilascio di gas serra nell’atmosfera. L’agricoltura, specie quella intensiva, rilascia quantità di protossido di azoto e metano. Come riuscire a stabilire una corretta connessione tra agricoltura, energia, ambiente e sicurezza? L’agricoltura verticale gioca un ruolo decisivo in questa delicata partita. Vediamo dunque cosa si intende per vertical farming e quali sono i vantaggi.

Che cos’è il vertical farming

Le vertical farm sono dei centri destinati alla produzione di cibo che rispondono perfettamente alla necessità di aumentare la produzione alimentare. Secondo una ricerca della FAO questa richiesta è destinata a crescere del 60% entro il 2050. Il vertical farming è, più precisamente, una pratica che consente di ridurre il suolo utilizzato evitando l’impoverimento del terreno e la perdita dei minerali.

Il primo esperimento su larga scala di una vertical farm risale al 2012, a Singapore, e prende il nome di Sky Greens Farms. Con il termine vertical farming si intende, dunque, l’insieme delle pratiche e delle tecniche colturali che permettono la coltivazione delle piante su più livelli sovrapposti. Questo sistema viene adottato con lo scopo di massimizzare il numero di specie vegetali per metro cubo, ovvero il numero di piante coltivabili in un volume di un metro cubo.

In linea di principio le vertical farm sono collocate in edifici che accolgono produzione, trasformazione, vendita e consumo degli alimenti. Tuttavia rientrano all’interno della stessa etichetta anche gli edifici che si occupano solo di produzione e trasformazione. Le coltivazioni avvengono all’interno di un ambiente rigorosamente chiuso e controllato, che non comunica con l’esterno. Per fornire alla pianta la quantità di nutritivi di cui necessita, vengono monitorati puntualmente parametri come umidità, temperatura e concentrazione di CO2.

Vertical farm

Tipologie di vertical farm

In base alle dimensioni, al posto in cui si realizza e all’obiettivo da raggiungere, è possibile distinguere tra diversi tipi di vertical farm. Quelle destinate alla produzione agricola industriale vengono realizzate in grandi impianti e prevedono l’automazione in relazione alla quantità di ortaggi da produrre. In ogni caso è possibile sfruttare questa tecnica anche per impianti medi, piccoli o perfino domestici, come le serre casalinghe. Quelli medi necessitano di investimenti comunque ingenti, ma non giungono a produrre migliaia di chili di prodotti. In genere vengono allestiti all’interno di edifici non più utilizzati contribuendo anche alla loro riqualificazione. Quelli piccoli garantiscono produzioni limitate, mentre quelli domestici somigliano ad orti casalinghi: non richiedono una spesa ingente e rappresentano un ottimo modo per preservare la biodiversità di specie.

Va inoltre specificato che le tipologie di impianto di vertical farming variano in base alla collocazione delle piante. Si può distinguere tra sistemi a più livelli, in cui le piante sono posizionate su ogni ripiano, oppure a parete, con disposizione verticale, o a torre, con una disposizione sulla superficie laterale.

Quali piante si coltivano con il vertical farming?

Cosa è possibile produrre col vertical farming? In genere le aziende si dedicano a un numero ristretto di colture agrarie. Quelle che vanno per la maggiore sono insalate ed erbe aromatiche, ovvero coltura a taglia bassa e ciclo breve. Questa soluzione perfette di massimizzare i piani di crescita sovrapposti (a più livelli) ottimizzando i costi di gestione.

Il vertical farming è la soluzione del presente e del futuro per abbracciare la sostenibilità sul tema dell’alimentazione.

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Vertical farming: agricoltura idroponica o aeroponica?

Il vertical farming adotta un tipo di coltura che viene definita idroponica, ossia in cui le piante vengono coltivate in una soluzione di acqua e minerali. Questa soluzione permette di coltivare durante tutto l’anno, senza utilizzare fertilizzanti e pesticidi, e di diminuire i consumi idrici fino al 90% rispetto all’agricoltura tradizionale. La produttività, invece, aumenta di circa il 20%.

Spesso si sente parlare anche di aeroponica verticale. Un sistema aeroponico è quello in cui le piante, alloggiate all’interno di una camera di irrorazione, si sviluppano libere in aria. In questo caso la soluzione nutritiva viene nebulizzata a cadenza periodica. Anche il metodo aeroponico non prevede l’utilizzo della terra. Partendo dalle radici, le piante crescono e vengono alimentate mediante un sistema che si basa su nebulizzazione dell’acqua e delle sostanze nutritive minerali.

Vertical farm

Vantaggi del vertical farming

Affidandosi al vertical farming si ottengono una serie di benefici, i più importanti risultano essere:
 

  • riduzione del consumo di acqua fino al 90% rispetto all’agricoltura tradizionale;
  • riduzione delle emissioni inquinanti di CO2;
  • incremento della produzione e riduzione dei tempi di crescita della pianta;
  • maggiore controllo delle colture;
  • minore impiego di sostanze chimiche;
  • possibilità di portare le produzioni all’interno delle città;
  • riqualificazione di edifici già esistenti;
  • possibilità di ottenere prodotti biologici.

Questa gamma di vantaggi rende la soluzione delle vertical farm sostenibile e vantaggiosa per l’ambiente. Il vertical farming può contribuire a sfamare il mondo e ad approvvigionare le grandi città in modo sostenibile, abbattendo i costi attuali.

Non bisogna, tuttavia, dimenticare i possibili problemi legati a questa soluzione, che dipende in tutto e per tutto dalla tecnologia. Basta infatti un piccolo danneggiamento al sistema per creare danni irreversibili ai raccolti. Inoltre non tutte le colture sono riproducibili in ambiente artificiale: restano fuori dal novero, ad esempio, tuberi e ortaggi a radice. Tra i possibili “contro” si segnalano anche i maggiori costi rispetto all’agricoltura tradizionale e al considerevole consumo di energia, non sempre rinnovabile. Per rendere davvero definitiva e replicabile a ogni livello questa soluzione, pertanto, è fondamentale che avvenga un’ottimizzazione tecnologica che permetta di produrre a bassissimi consumi mantenendo inalterata l’efficienza.

Le vertical farm in Italia e all’estero

Per quanto riguarda gli esempi di maggior successo di vertical farming a livello internazionale, i nomi più noti sono Aerofarms, Plenty, Infarm e Bowery farming. Quando si parla di vertical farm in Italia, invece, l’impianto principale è il Planet Farms. Questa vertical farm di Milano (Cavenago) è la più grande d’Europa. Si tratta di una struttura di oltre 9.000 metri quadrati che produce insalata in foglia ed erbe aromatiche. La filiera viene riprodotta nella sua interezza: si parte da un seme per giungere a un prodotto confezionato. Vincitrice del Premio Nazionale per l’Innovazione in Agricoltura, Planet Farms produce 365 giorni all’anno senza fare ricorso a pesticidi e azzerando sprechi e scarti nocivi.

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